Oh my darling Clementine – The new life

(…)

La verniciatura.

Nel frattempo il tempo passa, inesorabilmente, di sabato pomeriggio in sabato pomeriggio. Con altri impegni, altri problemi da sommarsi ai soliti. Nel frattempo avevamo due lambrette da completare, un piano da suonare e nuovi bordelli da cercare.  Ma finito il lavoro di ricostruzione e quello di preparazione dei pezzi si avvicinava il momento della verniciatura.

In passato l’avevo fatto già un lavoraccio del genere. In più riprese avevo riverniciato completamente la “banana” (* Citroen Ami 8 break del 1970 detta “banana cubana” per il colore giallo AC 316 cosparsa di diversi punti marrone ruggine e la forma inequivocabilmente identificativa del frutto tropicale) più volte, ma mai smontandola completamente. Si era trattato di operazioni di mantenimento estetico.

ami8_1

Ora si trattava di verniciare tutto in un colore che uscisse il più brillante possibile e da non doverci tornare troppo presto.

Aspettai e aspettai che la primavera si stabilizzasse e non piovesse alla comecazzoglipareva appena portavo fuori il tutto per verniciare.

Comprati 4 kg di vernice nitro color AC 437, un paio di bidoni di diluente, uno di antisiliconico affrontai a torso nudo l’operazione.

Cominciai dall’interno in alto per finire all’interno in basso e poi sul pavimento antirombizzato. Aspettavo pazientemente che asciugasse per vedere l’effetto, correggere gli errori, ripassare dove avevo coperto poco  o malamente. Il risultato mi soddisfaceva.

La nitro la allungavo con una piccola percentuale di diluente sintetico al fine di ritardare la naturale rapidissima essiccazione delle vernici nitro e poter garantire una brillantezza altrimenti ottenibile solo dopo lucidatura. Il ritardo di essiccazione promette una brillantezza in più ma al contempo va data con maggiore abilità per evitare indesiderate colature. Bene dopo la prima prova mi ritenevo soddisfatto. Il sabato successivo si sarebbe potuto passare alla parte esterna. Quella a vista. Quella dove avrei dovuto evitare qualsiasi errore se non volevo ripetere il tutto.

Dopo una settimana di piogge il sabato si preannuncio di una bellissima tramontana secca e tersa. Ideale per verniciare senza forno, all’aperto.

Preparo il tutto, tutti i pezzi ben trattati, sgrassati e disposti per ricevere la vernice al meglio e poi essere spostati ad ascigare sui cavalletti.

Comincio, vernice ben diluita che si stendeva brillante senza brinature. Posizione perfettamente ortogonale della pistola alla superficie e spruzzo fluido e adeguato. Uno spettacolo di verniciatura.

Tra l’emozionato e l’apprensivo mentre il diluente sintetico faceva asciugare lentamente le superfici appena ricoperte portando in alto uno strato brillante ecco che accade.

34-insetto

Torme di minuscoli insetti, simili a moscerini si cominciano a posare incauti sulla verrice fresca. Attratti dal colore, o dall’odore della nitro, non l’ho ancora capito, questi piccoli, stronzi, kamikaze si fiondavano sui pezzi appena verniciati restandovi inglobati. I più grossi tentavano di sottrarsi camminandoci e lasciando piste di segni della loro morte da coglioni!

Comincio a sventolare cartoni per allontanare questi martiri in cerca di vergini in un profondo e brillante arancione che io avevo steso da Dio ma non perché diventasse il loro paradiso.

Stramaladetti insetti deficenti andatevi ad affogare in un barattolo di miele, in un secchio di merda, in un cazzo di altro posto ma non qui! Non su questa brillante vernice arancione incredibilmente venuta bene, brillante e lucida alla prima manoooooo. Bastardi maledetti.

Lo sconforto fu tale che la mia naturale benevolenza, il mio innato rispetto per qualsiasi forma di vita (escluse le zanzare e le mosche cazzo)  vacillò come non mai. Quando dopo un’oretta tutto era asciutto per essere rientrato, decine di moscerini erano ormai parte integrante della vernice. Come fossili ingemmati in giada erano li attratti mortalmente.
Anzi li mortacci loro.

Uno più grosso, si era fatto una lunga camminata sul cofano posteriore prima di riuscire ad liberarsi e mi aveva lasciato le sue orme alternate per una decina di centimetri. Va bene. Se mandarina doveva essere ci stavano pure gli insetti. Mi toccherà seppiare e lucidare a mano con pasta abrasiva.

Na volta tanto che era venuta su uno spettacolo di verniciatura . . .

Di sabato in sabato la verniciatura fu completata. Nel frattempo era arrivata l’estate del 2016 e la Clementina non sarebbe stata pronta.

Finito di verniciare e riverniciare il verniciabile cominciò il rimontaggio. L’infinità di pezzi sparpagliati in infiniti contenitori li avevo catalogati, ripuliti, identificati, riparati o sostituiti, confrontati con centinaia di foto di restauri simili, dai manuali, dai forum. Chiedendo e confrontando quando non tornavano le cose. Ora si trattava di vedere se avevo studiato a dovere e se tutto andava dove e come doveva andare.

Nel frattempo, avevo ordinato una capotte nuova in tinta, il parabrezza che non si trovava mi fu regalato da un gentilissimo utente del forum 2CV e derivate. I sedili che erano “sicuramente” in un garage di un parente di Franco altrettanto “sicuramente” il parente li aveva “smarriti. Cercai e trovai la panca posteriore e quella anteriore. Furono saldati nei punti mancanti e ricostruiti in tutta la tipica e particolare struttura di molleggio ad elastici. Le coperture decisi di farle in tessuto invece che in skay che sono pratici e lavabili ma che in estate diventa un sudatoio, per esperienza dell’AMI 8.  E invece di prendere la serie già pronta mi sono affidato alle mani di mia madre (la mamma è sempre la mamma, come la mia! ndr)che insuperabilmente mi ha rifatto come da disegno originale dei sedili unici per il  tessuto che ho scelto.

Mancava poco ormai, montati i vetri, montato e “filato” il parabrezza  quasi alla fine della delicata opera di risvolto della guarnizione, montato il motore, l’impianto elettrico, la marmitta, i collettori, montati i sedili, gli sportelli, le guarnizioni, le imbottiture, i tappetini, tutto insomma è stato intrigante e appassionante come 10 restauri di Vespa o Lambretta.
Fino al completamento.
Fino all’istante in cui si è girata la chiave e dopo lunghi anni il motore ha rigirato felice.
Conoscere il veicolo che si sta facendo rinascere in ogni sua vite, in ogni suo anfratto, in ogni suo difetto o pregio è una sensazione che ci avvicina all’essere un dio.
Anche minore, uno che si accontenta di ridare vita ad un mezzo meccanico a cui altri gliel’hanno tolta.
E’ un esperienza non facilmente trasmettibile e raccontabile a parole perché inevitabilmente incompleta di tante sensazioni che sono solo da provare.
Questo lungo e non esaustivo “cuntu” vuole provare ad essere un invito a farlo.

A provare un restauro.

Per i moscerini kamikaze . . . si guarderanno il panorama inglobati nella Clementine.
🙂
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