Oh my darling Clementine – Intro

by Gianni M. ‘Vespamodelli’

L’unica modifica a questo racconto è la pubblicazione dei Grazie. Stavano in fondo, ma credo sia giusto anteporli. Io di mio ringrazio Gianni “Vespamodelli” ‘Maipejabbu’ 🙂

Per Franco, per essermi stato affianco in ogni momento di dubbio sempre disponibile come se fosse ancora sua.
Per Angelo, che sa esserci quando serve, sempre.
Per Giancarlo complice e compagno di quest’avventura . . . un grazie non basta.
Direi che è tutta colpa loro!!! ::

 

L’auto era sempre stata li. In fondo all’officina in un angolo a non impicciare troppo.
Tutta smontata con la sola scocca aggrappata ancora sul telaio in attesa che il carrozziere amico si decidesse a sostituire la battuta cofano posteriore completamente marcita alla base e altre piccole “saldature” nei soliti punti critici di quel modello di auto.- Franco il caffè l’hai preso? Dai che andiamo.- dissi entrando in officina, ma prima della risposta di Franco, titolare dell’officina con cui condividevo la malattia per i veicoli a motore d’epoca, notando un “vuoto” aggiunsi – Franco la 2cv dove sta? – tra il preoccupato e il sollevato. Preoccupato casomai si fosse stancato di aspettare l’amico carrozziere e l’avesse rottamata o venduta. Sollevato nel caso contrario il bradipo amico carrozziere si fosse deciso ad accogliere la paziente automobile, ormai in quelle condizioni da “poco auto e per nulla mobile”.

Franco uscì asciugandosi le mani di grasso ad uno straccio pieno di olio e con faccia sconsolata disse – L’aggiu mbarcata ddha fore. Mi sono stancato di aspettare ddhullentamarene*  del carrozziere. Sono 7 anni che mi rimanda e qui occupava solo spazio, ormai. Adesso sta li fuori sotto un telo.-
*(llentamarene intraducibile epiteto salentino per identificare chi tira alle lunghe qualsiasi cosa faccia senza motivi validi se non una patologica nota caratteriale.)

A me di botto mi scappa un – Noooo. Sotto un telo li fuori?

Vuol dire che nu la spicci cchiui . . . –

Andiamo al caffé, mena me cussì me cunti. –

Il caffè mi sembrò più amaro di quanto abitualmente lo gusto. Franco parecchio scoglionato mi disse che si era stancato di aspettare ” da anni” il carrozziere “amico” con cui aveva concordato le riparazioni di lamiera e la verniciatura finale della scocca. Passaggio che avrebbe aperto la fase di “rimontaggio” del tutto. Erano passati oltre 6 anni da quando il bradipo carrozziere gli disse che a tempo suo gliela avrebbe saldata e verniciata. Nel frattempo, anche se al coperto, i punti esposti non erano migliorati, anzi erano li a reclamare visivamente un rapido intervento. I pezzi acquistati in Francia da abili replicatori e spacciatori di ricambi erano sparsi in ogni dove per l’officina, da amici, parenti e altri luoghi vari e vaghi.
L’impresa era terminata per stanchezza. Per mancanza di spazio e soprattutto per mancanza di serietà e di parola del bradipo carrozziere “amico”. Il llentamarene.

Fu un attimo. Uno di quegli attimi che mentre si svolgono sembrano durare secoli perché vedi e prevedi tutto quello che succederà dopo. Uno di quegli attimi che ti portano a compiere l’azione mentre ti stai già pentendo. Istantaneamente ti stai pentendo ma lo stai facendo. E io lo feci. Lo feci con una domanda.

– Franco ma è completa? – Lui – Si ma sparpagliata qua e la con molti pezzi nuovi presi e accantonati – Franco ma è in regola di documenti? Il motore gira? –  Lui – Si, intestata a me da 10 anni e più. Il motore gira, è fermo da quando l’ho smontato ma lo controllai e lo feci girare prima di smontarlo –

Franco e mo? Che fai la vendi o finisce a schifio li all’aperto? Lui, – Nu sacciu. M’ha passata la voglia. Se qualcuno la vuole la do e se la finisce lui –  Nel frattempo eravamo entrati nel cortile dove la poveretta giaceva su 4 gomme una diversa dall’altra per marca, misura e stato di usura, insieme a cerchioni pieni di lumache di ogni dimensione aggrappate alla ruggine e alla poca vernice sfogliante. Il telo era volato via a brandelli. L’auto era circondata da erba alta e ricambi accatastati all’interno alla rinfusa. Interno è un eufemismo perché un’auto con tetto apribile senza cofani e sportelli di “interno” non ha nulla. Era tutto all’aria, anzi peggio all’acqua. Ed ecco qui quell’attimo . . . – Franco la scambieresti con una Guzzi V35 bella, completa ma che va solo come e quando dice lei?

v35-3Io pure mi sono stancato di regolare carburatori irregolabili e cambiare puntine poco puntuali e non essendo leggera come una vespa non “spingibile” fuori dalla rampa non è facile portarla fuori da uno specialista di stronze a due ruote. Insomma ti propongo uno scambio di delusioni per la salvezza di entrambi. Che dici? – E lui dopo un suo “attimo” identico al mio disse “Ci penso e ti faccio sapere. Ok? – Ok risposi e ci lasciammo.

La Guzzi, una V35 stradale, bel conservato color alluminio metallizzato invece che lo sputtanato rosso, me l’ero fatta da “stradista” con due belle borse in tono e un discretissimo cupolino. Mi era sempre piaciuta la serie a V delle Guzzi. La 35 era un chiodo, max 120 kmh orari ma per uno scooterista nato era il mezzo giusto per passare a “motociclista” senza ammazzarsi subito.
Il progetto di Lino Tonti era quanto di più razionale si potesse immaginare su una moto. Era nato da un progetto militare per un V7 per le forze dell’ordine e per l’esercito e l’eccelso progettista aveva previsto che sarebbe finita in mani inesperte e mutevoli in tempi di leva obbligatoria. Il blocco motore si smontava dal gruppo cambio e trasmissione svitando pochi bulloni ben accessibili. Con quell’operazione rapida e intuitiva si poteva operare su qualsiasi guasto in poco tempo e da persone che non fossero necessariamente dei provetti meccanici, ma appena, appena in grado di leggere il chiaro libretto delle istruzioni. Peccato che a splendido progetto non corrispose altrettanto splendida gestione industriale. La serie piccola del V entrò in produzione in piena era De Tomaso. Che avendo comprato marche come la Moto Guzzi e la Benelli che storicamente erano sempre state rivali acerrime e proficua e incentivante inventiva, le aveva banalizzate e standardizzate tra loro nel peggiore dei modi. Tutta la componentistica elettrica e i comandi erano di qualità pessima e con il tempo dimostravano la loro scarsa qualità semplicemente sbriciolandosi e smettendo di funzionare.
v35-decal-sx
La mia mi aveva fatto impazzire per un pulsante di blocco accensione che semplicemente al sole si era sbriciolato nella sua parte funzionale e decideva a caso quando impedire di far partire spegnere la moto una volta partita. Un delirio fino a che non fu individuato e sostituito con analogo pezzo costosissimo e anche lui destinato a consumarsi a breve.
Per questo ed altro lei era la mia delusione e la fine di una ipotizzata tarda carriera “motociclistica”.

Nessun rimpianto, se non estetico.

Tornando a quell’attimo fatale, mentre rientravo a casa, la mia parte di cervello razionale si stava già litigando furiosamente con la restante parte scapocchiona. – Speriamo che non accetti. E’ un rottame. Un rottame il cui recupero, se possibile, dovrà passare attraverso spreco di tempo, costi e logistica troppo complesse che ora in questo momento non ti puoi permettere – La parte scapocchiona rispondeva – Eccola la solita contabile tutta fredda, tutta tailleurata  che calcola tutto. Io spero che Franco dica di si, invece. Volevamo un’auto come quella da quando avevamo 18 anni e ora che capita fai le pulci? Scopa ogni tanto, con il primo che ti capita a tiro magari e impara a vivere. Te l’hanno già detto in altre occasioni questa cosa, ricordatelo. Seeee, ma tanto te prima calcoleresti i pro e i contro e nel frattempo la scopata è bella che andata – La parte razionale non se la teneva certo e replicò piccata – Senti bella, se non fosse per me saresti nei guai e impicci seri, i più svariati, da sempre. Il restauro di quel rottame comporta spese immediate e successive che non possiamo permetterci ora, vista la moria di clienti paganti e malpaganti. Non è uno scooter che lo carichi da solo in Volvo e lo porti in garage a smanettarci. Serve un carro attrezzi per portarla via da li e prima serve un posto dove lavorarci per mesi, se non per anni. Lascia perdere. C’è una 175 TV2 da scendere dal terrazzo, finire di montare, iscrivere a RS e poi immatricolare. O te ne sei dimenticata? Gioca e squariati con quella, non mettere picci inutili. – La parte scapocchiona fini al solito modo – Fate comecazzovipare, non si può fare niente con te. Sei peggio di una suora. Almeno alle suore ogni tanto gli prude. A te . . . mai!!!  – La cosa in verità continuò nella mia testa per tutto il giorno e piano piano si stancarono e mi ritrovai ai soliti cazzi di ogni giorno. Clienti da solleticare per nuovi lavori, altri da sollecitare perché si decidessero a pagare i vecchi . . .  insomma il solito. Sempre meno sostanzioso, sempre più difficoltoso, sempre meno appassionante lavoro di “pianista in un bordello”.

Passarono 2 giorni. In verità mi ero quasi dimenticato dell’auto e dell’offerta preso da altre rogne meno entusiasmanti. Un po’ dovevo dare ragione alla antipatica parte razionale che non aveva, come al solito, tutti i torti a dire che non conveniva, non era il momento, non era il caso e di non pensarci più. Aveva ragione, ma quando mi telefonò Franco dicendomi a bruciapelo – Uè, quando passi con la Volvo a portarti via tutti ricambi nuovi e vecchi dell’auto? La Guzzi quando la posso vedere? – Non feci in tempo a rispondere io che rispose lei, la parte scapocchiona e rispose al suo solito. Sto arrivando, vedi di trovarmi un carro attrezzi economico. Io telefono a Giancarlo. –

Ecco. L’attimo si era compiuto. Lo scambio era fatto. Ora i cazzi erano miei. Si, perché la parte razionale già stava brontolando e calcolando, costi immediati, telefonate per la logistica, luogo di deposito, avviso a Giancarlo . . . la macchina organizzativa era in moto e lei, la parte razionale, cercava di ridurre i danni. Il suo mestiere lo sapeva fare. Non scopava mai, come gli rinfacciava con insensibile cattiveria la parte scapocchiona, ma era maledettamente efficientissima.

Mi ritrovo così con la Volvo davanti all’officina carica di sportelli, cofani, lamierati vari e poi secchi, buste, ceste, bacinelle, barattoli, cassette di birra, della frutta e qualsiasi altra forma di contenitore pieni zeppi di bulloni, viti, rondelle, fili elettrici e piccole parti del tutto che componeva una smontabilissima citroen 2cv.

Si, l’auto è una Citroen 2cv special del 79 con tutta la ruggine maturata.

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Avvisato e avuto il placet di Giancarlo dell’imminente arrivo nell’arsenale dei Pipirussi di un ingombrante ospite,cominciai il trasloco dei resti. Il giorno dopo un carro attrezzi recuperò telaio e scocca con sopra poggiato il motore e completò lo sgombero.

Era metà novembre del 2015.

Era solo l’inizio.

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8 risposte a “Oh my darling Clementine – Intro

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